Marco Fontana
Marco Fontana
La voce delle Circoscrizioni
Circoscrizioni di Torino
08 giugno 2018

In Europa c'è chi gioca col fuoco

Il 10 maggio 2016 Laura Boldrini, allora presidente della Camera dei Deputati, aveva istituito per prima in Europa una Commissione per fronteggiare l'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, e l'aveva successivamente intitolata alla parlamentare laburista britannica Jo Cox, assassinata nel giugno di quell'anno.

La Commissione, di cui facevano parte parlamentari, membri di istituzioni e associazioni ed esperti vari, aveva dato il via ai suoi lavori raccogliendo materiali e procedendo ad audizioni. Ebbene, sarebbe interessante che una Commissione di questo genere venisse creata anche a livello di Unione Europa, per analizzare quello che stiamo sentendo dalla bocca di personaggi appartenenti ad alcuni Stati membri e che rappresenta un vero e proprio incitamento all'odio contro altri Stati membri.

Sarebbe centrale capire le abitudini di certa stampa locale, che è solita fomentare rancore e disprezzo verso i governi di altri Paesi; e anche se talvolta lo fa in via indiretta, si tratta pur sempre di incitamento all'odio verso altri popoli.

Sarebbe fondamentale che una tale Commissione analizzasse anche i legami di natura economico-finanziaria che sorreggono questo determinato tipo di narrazione della politica, mirata a stravolgere la comprensione di ciò che accade in altri Paesi e a orientare l'opinione pubblica verso pregiudizi e sentimenti negativi. 

Perché è evidente a tutti che in Europa ci sia chi gioca con il fuoco, in particolare sui mass media. Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito ad almeno tre copertine molto poco lusinghiere dedicate all'Italia. Le unisce un inquietante filo conduttore: l'istigazione all'odio verso l'Italia e verso gli italiani.

  • Der Spiegel mostra uno spaghetto che all'estremità va a formare un nodo da impiccagione, mentre la scritta sottostante dice "Ciao amore". Che finezza!
  • Handelsblatt propone invece l'immagine di una Italia che affonda, accompagnata dal titolo "Prima che salti tutto, meglio restringere l'eurozona". Più chiaro di così!
  • FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung) infine sceglie di raffigurare la nostra Penisola come un Apecar che precipita da un burrone, col titolo "Mamma Mia!": luoghi comuni a iosa.

Davvero niente male per una nazione che va apertamente orgogliosa della propria superiorità economica… Che splendido esempio di giornalismo educativo, di stampa divulgativa! Perché nelle rivendicazioni espresse in questi articoli non si trovano argomentazioni sostanziali, ma c'é soltanto un infantile tentativo di ridicolizzare gli sforzi di uno Stato che cerca di riorganizzarsi secondo dei nuovi principi.

La preoccupazione dei media e dei politici tedeschi sembra in fondo quella di vedersi tolta un po' della propria ricchezza. Strano, perché quando si unificavano le due Germanie — anche a spese dei contribuenti italiani — nessuno accusò i tedeschi di essere degli approfittatori. Mentre la Germania continua ad infischiarsene di detenere un surplus commerciale che danneggia palesemente gli altri Paesi dell'UE (Italia compresa), nessuno va a rompere a Berlino le uova nel paniere, anzi. E pensare che è da quasi un decennio che la Germania macina surplus violando le regole europee che prevedono non si possa generare un saldo positivo superiore al 6% del Pil, nella media di tre anni. Secondo l'Ifo Institute, nel 2017 la Germania ha battuto ogni record di surplus: 287 miliardi, che è più del doppio di quello del campione mondiale delle esportazioni, davanti pure alla Cina. Allo stesso modo nessuno osa far notare alla Germania che prima della crisi il suo debito pubblico era a poco più del 60% rispetto al Pil, mentre oggi ha superato l'80% per far fronte ai problemi finanziari interni e che grazie all'Euro e alle difficoltà dei Paesi Pigs il tasso interesse pagato è molto più basso di quello riservato ai Paesi maggiormente in affanno. In questi casi, per la Germania la parola "scrocconi" non viene usata dalla stampa. E lo stesso discorso si potrebbe fare in parte anche per la Francia, che ha socializzato i costi della guerra in Libia trattenendo l'incasso per sé.

Sicuramente la classe politica italiana non avrà brillato in questi ultimi cinquant'anni, non sarà stata un esempio di probità da tramandare ai posteri, ma il titolo di scrocconi non le appertiene meno che ai politici di altri Paesi considerati generalmente più onesti e virtuosi. Anche perché sia chiaro che dall'instabilità politica italiana qualcuno in Europa ci ha sempre guadagnato, sia oggi come nel passato, e continuerà a farlo nel futuro se non noi italiani per primi non cambiamo atteggiamento.

di Marco Fontana

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