Marco Fontana
Marco Fontana
La voce delle Circoscrizioni
Circoscrizioni di Torino
22 gennaio 2018

Europa, il rischio di un monocolore tedesco alla guida dell'economia

Guardando al dopo-Draghi, si sta prospettando un valzer di poltrone che sembrano appannaggio esclusivo della Germania.

Pare che Macron e Merkel ne abbiano già discusso tra loro e non è dato sapere se altri Paesi siano stati coinvolti. Certamente l'Italia no… visto che secondo le prime ricostruzioni verrebbe quasi del tutto privata degli incarichi che contano. Scadranno tra maggio 2018 e dicembre 2020, oltre alla presidenza della Banca Centrale (occupata oggi da Mario Draghi, cioè un italiano — tale almeno sulla carta), anche la vicepresidenza della stessa (Vitor Constancio), la presidenza e la vicepresidenza del Consiglio di Vigilanza (rispettivamente Daniele Nouy e Sabine Lautenschlager), un posto da consigliere di quest'ultimo (detenuto da Ignazio Angeloni), il capo economista (Peter Praet) e due membri del board (Benoit Coeuré e Yves Mersh).

È chiaro che se la Germania si accapparasse la successione a Draghi, avrebbe fatto il pieno dei massimi ruoli economici europei. Alla BCE, infatti, si andrebbero ad aggiungere tutte le poltrone che sono già in mano germanica. Si va dalla BEI, la Banca che si occupa degli investimenti, oggi guidata da Werner Hoyer, all'ESM guidata da Klaus Regling, che si occupa del Fondo salva stati, al Comitato di risoluzione unico che risolve i fallimenti bancari, gestito da Koening, poi la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa di Rolf Wenzel e infine la Corte dei Conti comunitaria presieduta da Klaus-Heiner Lehne. Insomma, è evidente: o nei prossimi mesi si studia una strategia per arginare gli appetiti tedeschi, oppure l'Europa vedrà consegnate nelle mani di un unico Stato le chiavi delle scelte economiche e politiche del continente.

Ad oggi, i nomi che concorrono alla successione di Draghi sono Jen Veidmann (attualmente presidente della Bundesbank), Marcel Fratscher (presidente dell'Istituto DIW) e Klaus Regling (come già detto, direttore dell'ESM). Difficile immaginare che il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau possa impensierire i tedeschi, ma c'è da domandarsi dove sia finita l'Italia: siamo ancora scottati dalla perdita dell'assegnazione dell'Agenzia europea del Farmaco a causa di un sorteggio sfortunato, ma non si vede alcuna voglia di riscatto.

Possibile che nessuno abbia la faccia tosta politica di chiedere una sorta di risarcimento per l'EMA facendo posizionare un italiano in un incarico che conta? Forse non potrebbe dare un mano Ignazio Visco, dopo le aspre critiche mosse dall'ex premier Renzi sulla sua mancata vigilanza in occasione delle recenti crisi bancarie; più probabile, invece, in caso di vittoria del centrodestra, il tentativo di far scalare posizioni al presidente di Consob Giuseppe Vegas, uomo da sempre vicino a Berlusconi che potrebbe quindi trovarsi a sostituire un tedesco alla guida di uno dei sottoincarichi ora saldamente in mano agli uomini della Merkel.

Tuttavia, la strada è in ripida salita. Nonostante il Partito Democratico brandisca lo slogan Vota l'Europa, scegli il PD, in questi anni di governo di centrosinistra l'Italia ha perso molte posizioni all'interno della UE. La nomina di Tajani, di cui certamente non possiamo ringraziare la Sinistra, purtroppo non può essere considerata una poltrona strategica rispetto agli interessi nazionali. Industria, finanza e immigrazione sarebbero sicuramente settori in cui l'Italia avrebbe maggiori aspirazioni. Draghi in questi anni ci ha dato una grossa mano con il Quantitative Easing, senza il quale probabilmente il sistema-Paese sarebbe saltato (e con esso sarebbe collassato pure l'Euro). Ora, senza la presidenza della BCE, si rischia di passare a una linea che penalizzerà duramente gli Stati membri fortemente indebitati: diventerebbe quindi una mossa strategica aprirsi nuovi spazi per poter ancora incidere, sperando che il nuovo governo decida finalmente di risolvere almeno alcuni degli annosi problemi che ammorbano la Penisola.

Ricordiamo, per dovere di cronaca, cosa aveva dichiarato dell'Italia Jens Weidmann, il più quotato successore a Draghi: Noi non possiamo farci carico dei debiti altrui. Sono i ministri delle finanze dei singoli Paesi a doversi occupare poi di rifinanziare il loro debito gravato da oneri maggiori. E per questo penso che sarebbe importante che questo periodo diciamo così "a buon prezzo", conveniente per i tassi bassi, sia sfruttato dai Paesi per ridurre la quantità di indebitamento. Però detto eufemisticamente è stato fatto un po' poco.

Proprio Weidmann ha sempre criticato duramente l'operato dell'ex Governatore di Bankitalia. Così, mentre si addensano fosche nubi all'orizzonte dell'Italia, l'improvvisazione generalizzata che sta imperando in questo primo scorcio di campagna elettorale pone seri dubbi sulla possibilità di comporre un Governo capace di mettere un freno all'espansionismo tedesco.

di Marco Fontana - Pubblicato da Sputnik Italia

 

 

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